ANALISI BIOENERGETICA: IL CARATTERE SCHIZOIDE. A cura di Marcello Zoni


Dopo una breve introduzione dei “caratteri” nel precedente articolo, oggi mi soffermo sulla descrizione più approfondita del carattere schizoide. 
Il termine non indica il disturbo o la patologia che si ritrovano sui testi di psicodiagnostica, ma indica una modalità difensiva, un insieme di comportamenti, di atteggiamenti e di interazione con il mondo esterno che si sono sviluppati a partire dalla tenera età, per affrontare le frustrazioni derivate dall’ambiente.
L’aspetto meraviglioso, secondo me, dell’approccio bioenergetico è che tutto questo trova un riscontro tangibile e osservabile (con un occhio attento) nel nostro corpo, proprio perché le difese che abbiamo organizzato per difenderci richiedevano anche un impegno (contrazione) della muscolatura profonda.
E siamo cresciuti, senza saperlo, con queste tensioni croniche che hanno “direzionato” il nostro sviluppo fisico. 
Vediamo ora un pò più in dettaglio quali sono le origini, le caratteristiche generali e fisiche, il diritto negato, l’illusione dell’Io, le reazioni organismiche, la qualità delle emozioni e una descrizione del modo di stare nel mondo del carattere schizoide. 
I caratteri, secondo Lowen, si instaurano da quando la soddisfazione di uno o più dei diritti del bambino viene disattesa. Con questo intendo sia semplici forme di trascuratezza al riconoscimento di un diritto sia la negazione vera e propria.
Nel caso del carattere schizoide è il diritto fondamentale dell’essere umano a venire minacciato, in maniera più o meno consistente: il diritto di esistere, di incarnarsi. Questo rifiuto può avere diverse origini, per esempio una madre che non si senta pronta per avere una gravidanza, per la trasformazione del suo corpo, per il non desiderio di maternità e per cause a volte anche più gravi.
Questo rifiuto materno, si porta inevitabilmente dietro sentimenti di ostilità, spesso inconsci.
Il fatto che il bambino venga alla luce significa che la madre lo ha in parte accettato, in parte appunto. Una parte nascosta invece continua a provare sentimenti di ostilità, rabbia e fastidio. Questi fanno si che, sia in fase uterina, sia nel primo periodo di vita, la madre si muova sull’asse di queste due polarità: accettazione e ostilità.
Questo messaggio ambivalente, arriva al bambino sotto forma di “sei in pericolo”, per cui la sua sicurezza è minacciata e il suo stile di vita sarà condizionato dalla presente situazione: “se esisto sarò minacciato”.
Se questo messaggio gli arriva per un periodo breve, non lascerà tracce durature, ma se invece sarà una costante nei nove mesi di vita e nei primi mesi post nascita, allora le cose saranno più gravi.
Studi testimoniano che l’organismo, a partire dalla dodicesima settimana, sembra in grado di difendersi da questa minaccia isolandosi, sia a livello di corteccia cerebrale, sia attraverso il sistema limbico, dalle sensazioni del corpo. Ridurrà fino ai limiti estremi la propria percezione di esistenza corporea, non sentendo emozioni e sensazioni.
Si dissocia, perché fisicamente non può allontanarsi dalla madre, ed è proprio questa separazione tra vissuti mentali e corporei il tratto fondamentale del carattere schizoide. L’emozione principale da cui si difende è il piacere perché, una volta che il bambino ritrova calore e si abbandonerà, abbasserà le sue difese e entrerà in contatto con quella paura, collegata alla minaccia di sopravvivenza.
Legato a questo aspetto del piacere, si lega il meccanismo della respirazione, funzione particolarmente colpita nel carattere schizoide. 
Il futuro adulto schizoide è un bambino che la madre, nel periodo intrauterino e dell’immediato postnatale, fa sentire in pericolo di vita. È un bambino che ha elaborato un sistema di difese basate sul non sentire il proprio corpo.
E lo farà attraverso una contrazione dello strato muscolare profondo del suo organismo. 
L’adulto schizoide, quando prova rabbia, la prova con una natura e una qualità distruttiva, una furia quasi omicida. Nell’espansione verso il piacere incontrerà invece la paura di frammentarsi, di andare in pezzi.
La tematica schizoide è delicatissima, e allo stesso tempo drammatica, poiché riflette tutta la paura dell’essere annientato.
L’adattamento al mondo sarà nel vivere senza sentire il corpo ed entrare in contatto con gli altri solo attraverso le proprie idee (l’energia va nella testa, sotto forma di pensiero). Proprio per questo, il punto di maggior tensione sarà localizzato nella giuntura alla base del cranio, nelle articolazioni, e nel diaframma (per respirare poco). Nella sua esistenza c’è una paura del contatto profondo e caloroso con gli altri; per muoversi nella vita, usa la volontà al posto dei bisogni e dei desideri. Ha la sensazione di essere speciale, perché non si capisce e non è capito. Ha un senso di vuoto e di solitudine; ha paura della sua energia dei suoi sentimenti e del piacere. 
Il suo aspetto fisico risentirà del ritiro dell’energia, avrà perciò un corpo striminzito e contratto e nell’insieme apparirà come congelato, con poca carica energetica e, di conseguenza, con poca scarica.
La sensazione e il vissuto psicologico di fondo sarà che, se si esprime e si auto-afferma, avvertirà una minaccia alla sua esistenza. 
Il suo lato in fiore, invece, sarà proprio quello derivato dal suo aspetto prevalente, ossia la grande capacità di energia mentale. La creatività sarà molto sviluppata e non è raro associare a tale carattere artisti, filosofi, persone con una grande mente, ma anche attori, creativi artistici, pittori e tante altre figure che nel nostro immaginario ci possono far pensare alle descrizioni fisiche appena citate. 
Come già detto, nell’articolo precedente, è importante capire che non esiste l’individuo schizoide in assoluto, ma ci saranno persone che avranno tratti schizoidi in evidenza. Una persona solo schizoide (o solo orale, masochista, rigida, psicopatica) è impossibile da trovare. 
Se queste descrizioni vi hanno fatto immaginare qualcuno di conosciuto, allora sono riuscito a spiegarmi bene. 
Se non vi viene in mente nessuno provate a cercare tra le personalità geniali vissuti nella nostra epoca.
Tratto liberamente da “Il corpo non mente” di Luciano Marchino

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