ANALISI BIOENERGETICA: IL RESPIRO. A cura di Marcello Zoni


Un soffio di aria che entra e che esce dal nostro corpo, ritmico e incessante, dal primo momento in cui vediamo la luce da neonati a quell’ultimo in cui la nostra anima abbandona il nostro corpo. 
Tutto quello che ci sta in mezzo è scandito dal cuore che batte e dal nostro respiro…pensate a quanti se ne possono fare in una vita. Tantissimi, ma mai troppi. 
Il nostro organismo, il nostro corpo impara a regolarsi e ad adattarsi, di giorno in giorno, di ora in ora, a seconda del bisogno che abbiamo. 
Ci sono quei momenti in cui sentiamo la necessità di immettere più aria del solito e così facciamo uno o due respiri più profondi per soddisfare questa richiesta. 
Ce ne sono altri in cui ci viene da trattenere il fiato, per qualche emozione che stiamo provando. Anche in questo caso lo facciamo senza quasi accorgercene. 
Quando tutto è passato tiriamo un grande respiro di sollievo. 
Il respiro è, quindi, un elemento molto importante e un’informazione sullo stato del nostro corpo e del nostro sentire. 
In Analisi Bioenergetica viene utilizzato come elemento indicatore dello stato di vitalità, di rigidità e di contrazione di una persona. A livello tecnico, l’ossigeno che inspiriamo serve all’ ossigenazione del nostro corpo; più il respiro è fluido e ampio, maggiore sarà l’ossigenazione di muscoli e tessuti, maggiori saranno le sensazioni di quella parte del corpo l’energia a disposizione. 
Un respiro lieve, contratto e superficiale apporterà un quantitativo di ossigeno minore con una ridotta sensazione locale. 
Per capire come respiriamo, possiamo fermarci un attimo ad osservare il nostro respiro; facciamolo però senza modificarlo. 
Com’era? Bloccato o fluido? Profondo o superficiale? Di petto o di pancia? 
Non giudichiamo ma cerchiamo di capire come mai è così importante la respirazione in analisi bioenergetica. 
Nel corso della vita, soprattutto nei primi anni di vita, abbiamo dovuto imparare a tollerare le frustrazioni derivate dal non poter veder accontentati i nostri bisogni. 
Per fare questo, abbiamo imparato a contrarre la muscolatura di quella o quelle zone coinvolte nel mantenimento di uno stato di negazione del proprio bisogno (ad esempio l’inibizione del pianto). 
È altamente probabile che una frustrazione ripetuta per lungo tempo abbia provocato una contrazione cronica dei muscoli relativi a quella zona (sempre per l’esempio del pianto possiamo citare i muscoli della gola, quelli del collo ma anche il diaframma e le parti addominali). 
Più la muscolatura è contratta, meno ossigeno ed energia saranno convogliate in quella zona. E così, lentamente, la quantità di aria necessaria diminuirà. Ci troveremo da adulti, se le esperienze di frustrazione sono state parecchie e ripetute, ad avere una respirazione lieve, superficiale e una vitalità del corpo molto ridotta. 
Lo scopo degli esercizi bioenergetici è quello di portare consapevolezza al nostro modo di respirare e, lavorando sui blocchi muscolari, allentare la tensione cronica per aumentare la capacità di respirare e di sentire maggior vitalità e benessere nel nostro corpo.

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