5 DOMANDE (E PIU’) A…PAOLO ORSI di Rita Guidi

Paolo Orsi, classe 1962, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Azienda USL di Parma, Vicepresidente di un’associazione di volontariato: ARIM (Ass. di volontariato per la Ricerca e prevenzione delle Malattie gastrointestinali). 
E runner… 
Chi è Paolo Orsi? 
Innanzitutto direi che è un dj mancato con una raccolta musicale ancora da far invidia a Cecchetto! Amo molto la musica e i miei primi “stipendi”, a parte una breve parentesi “remuneratoria” estiva come apprendista manovale, me li sono guadagnati come dj. Era il 1978 (16 anni), avevo conseguito il mio patentino “ufficiale” di DJ attraverso un corso organizzato dalla rivista Ciao 2001 con esame finale presso l’Astrolabio con presidente della commissione un certo Roby Bonardi. Le mie prime (e uniche) esperienze lavorative come DJ nell’estate del 1980 alla discoteca Seven Apple di Lido di Camaiore e alla Capannina di Forte dei Marmi: “stare là con i “guru” del mondo dei dj era come un sogno”. 
Fare il DJ. Il sogno ancora oggi per molti ragazzi di quell’età… Che ricordo ti ha lasciato? 
Era come essere l’arbitro di un importante partita di calcio: era necessario essere il 
regista “non invadente” di una serata dove tu eri al centro dell’attenzione ed eri comunque fondamentale per il suo decorso… Erano anni unici per quella musica! Il ritmo che essa ti dava la cerco tutt’ora in tutte le mie attività. Quella musica è rimasta sempre una mia grande passione tanto che ho 20 mila dischi tra vinile e digitale. Li ho accumulati in tanti anni di ricerca in negozi di dischi. 

Come mai non hai continuato? 
Poi….il Liceo Classico con annesso Collegio al Maria Luigia…, certi eventi che bruscamente ti riportano lontano dai tuoi desideri di adolescente. Forse era giusto così… Eppure la musica mi è rimasta dentro in qualche modo e mi ha permesso di fare molte ed altre cose. Ancora oggi, quando torno a casa a notte inoltrata dopo la consueta maratona lavorativa giornaliera, sento spesso l’esigenza di mettere su qualche “pezzo giusto” e di colpo tutto rientra sotto controllo, il ritmo degli eventi mi torna familiare e ritrovo la carica per domani.


Musica e professione di medico due mondi molto lontani ma che in te sembrano vicini. Che cosa hanno in comune? 
Il sogno. Io credo che i sogni facciano parte dell’essenza umana, credo che accompagnino ogni uomo per tutta la sua vita. Guai a non avere sogni, significa essere morti dentro. Senza i sogni Colombo non si sarebbe mai messo su una nave verso occidente, Von Braun non avrebbe mai mandato un uomo sulla luna. 

Chi è allora il Dottor Paolo Orsi? 
Sinceramente quando ho iniziato l’Università, stante i miei trascorsi, non avevo le idee molto chiare su quale sarebbe stato il mio futuro; poi un evento personale mi ha avvicinato alle malattie gastrointestinali. Da lì la mia strada mi è stata più chiara ed ogni cosa mi ha spinto verso quella direzione . 
Ora lavoro come direttore di un reparto di Gastroenterologia presso l’Azienda USL di Parma e comunque in ogni cosa ho mantenuto, come allora, la voglia di arrivare sempre alla sostanza. 
In più ho la fortuna di coordinare un gruppo fantastico di 25 collaboratori (tra medici e infermieri) con i quali abbiamo la possibilità di sentirci appartenenti ad un unico, straordinario gruppo di lavoro. 
Quali sono le due persone che hanno rivestito il ruolo più importante nella tua professione? 
Sicuramente i miei genitori. Quante volte i miei mi hanno visto partire da adolescente con la mia piccola barchetta verso un mare aperto con un cielo all’orizzonte che diceva chiaramente tempesta all’inseguimento dei miei sogni. Avrebbero voluto e potuto fermarmi (a ragione) eppure loro hanno avuto un’enorme forza nel lasciarmi andare, rimanendo seduti sul “molo” in attesa trepidante che io tornassi. Grazie a loro ho imparato che le maggiori lezioni di vita le hai attraverso gli errori che ti fanno crescere. 

E nella tua vita personale? 
Mia figlia (18 anni). Il “mestiere” di genitore non te lo insegna nessuno ma lo impari strada facendo. Mi stupisce tutte le volte, nonostante io sia lontano per la maggior parte della giornata, Lei ha una determinazione e un senso di responsabilità che io non avrei mai avuto alla sua età. 

E se tua figlia volesse anche Lei fare il medico che cosa ti sentiresti di consigliargli? 
Direi tre cose principali: 
1. Amore per quello che si fa. 
2. Sorridere e parlare ai pazienti 
3. Curare l’apprendimento ed offrire agli altri le conoscenze acquisite. Se si insegna agli altri non creeremo dei “rivali”, ma creeremo degli amici che proveranno affetto per noi e vedranno in noi il loro Maestro 

Ti ritieni soddisfatto in pieno dagli obiettivi professionali che hai raggiunto o hai ancora un sogno nel cassetto? 
Ce ne sono tanti, ma in particolare mi piacerebbe a fine carriera andare a lavorare in uno dei posti sperduti dell’Africa o del Sud-Est asiatico dove non c’è proprio nulla e “portare” in quei posti quello che ho imparato come medico. 

Qual’è l’hobby, la passione che più ti coinvolge e che più di ogni altra cosa ti fa vivere sensazioni ed emozioni intense? 
La corsa. Due ore all’alba…oppure… due ore alla sera…oppure…. due ore quando è possibile farlo. Percorri le strade guardando il paesaggio e ciò che ti circonda con una prospettiva diversa rispetto a quando vai in auto (passa tutto troppo velocemente). Sei solo con te stesso, senti l’arrivo della fatica e ti rendi conto di quali sono le tue possibilità, i tuoi limiti, di come superarli… e poi hai il tempo di riflettere con calma su tante cose, compresi i problemi della vita giornaliera… 


E la maratona…Qualche ricordo? 
Esperienze uniche. 42 Km e 195 mt di pura passione!. Ricordo la maratona di Roma di qualche anno fa. Quei sali e scendi nei colli intorno a Roma. Ero partito troppo forte e la maratona non ti perdona niente. Ormai mancavano pochi KM…. Ero veramente esausto…la voglia di mollare. Poi quel cartello di un astante che recitava: “il dolore è inevitabile ma temporaneo, il tuo orgoglio è per sempre”. A volte una parola giusta conta più di ogni altra cosa. 

Perché il volontariato? 
Il tempo che resta al di fuori del lavoro, che purtroppo assorbe una preponderante quota del mio quotidiano, non è tanto, ma seguo alcune attività di volontariato: faccio parte di una ONLUS. 

Medico ospedaliero e volontario. Come si conciliano questi due ruoli? 
Il volontariato mi ha di fatto consentito di completare il percorso come medico soprattutto nel campo della ricerca e della prevenzione delle malattie gastrointestinali di cui mi occupo. Infatti oggi, pensate, si conoscono gran parte delle cause della malattie gastrointestinali che hanno, nella maggior parte dei casi, nelle errate abitudini e stili di vita in campo alimentare i principali fattori di rischio. Purtroppo ancora oggi troppo poco viene fatto in direzione di una politica della prevenzione soprattutto a partire da dove questi problemi iniziano; cioè dai nostri figli. Grossi sforzi stiamo facendo, infatti, per diffondere queste problematiche nelle scuole per far sì che, oltre alla informazione, si possa fare formazione per modificare in senso positivo e duraturo i comportamenti nei nostri figli dove il patrimonio della salute è ancora (fortunatamente) intatto. 
Che ne pensi del proliferare dei telefilm ambientati in corsia e del successo che riscuotono?
Credo che le fiction televisive abbiano comunque il merito di far parlare del mondo ospedaliero, di avvicinarlo di più alla gente. È anche vero che però è spesso dipinto come una realtà esagerata: con le dovute eccezioni, normalmente i medici non sono né eroi né criminali ma persone con i difetti e le virtù di tutte le altre 

Ci racconti un aneddoto legato alla tua attività? 
Sì, c’è un fatto divertente che riguarda il mio inizio come studente di medicina. Il mio primo ingresso in reparto come tirocinante. “Mi fu chiesto di andare al letto del malato per eseguire un prelievo di sangue”. La caposala, non vedendomi tornare, si recò nella stanza di degenza e trovò i malati a soccorrermi per uno svenimento che avevo avuto alla visione per la prima volta del sangue! 
di Rita Guidi

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