5 DOMANDE A…CESARE PASTARINI a cura di Rita Guidi


1) Chi è Cesare Pastarini?

Un gran brontolone. E perché qui, perché là, perché su e perché giù. In realtà gli va bene sempre tutto; o quasi. Perdonate la terza persona, ma la domanda è rivolta a lui… Però, visto che siamo tra noi, vi parlerò – sottovoce – anche di me. 
Sono innanzitutto figlio di due genitori straordinari, Elio e Bruna. Papà e mamma che non mi hanno mai fatto mancar niente, nonostante una vita non sempre facile. E ora io, che sono diventato papà da dieci anni, ma anche da sette, sto tentando di raccogliere il loro testimone. Non è mica una passeggiata. Ho la fortuna di aver sposato una donna splendida in tutto e quindi meno male che c’è lei. Mi piace l’arte, impressionismo in particolare. Ma anche Antonio Ligabue, Munch (non solo “L’urlo”), Modigliani, Klimt, Pollock… vado avanti? Aggiungo Alfonso Borghi, e lo scultore Giacometti, per colpa del mio amico Ricky che mi ha fatto conoscere le sue opere a Copenaghen. Perché mi piace anche viaggiare, in modi diversi. A piedi (beh, nei sentieri di montagna), in auto, in aereo, perfino in camper (con la famiglia di Ricky siamo arrivati a Capo Nord partendo da Parma. Abbiamo conosciuto anche entrambe le coste degli Stati Uniti viaggiando su case quattro ruote: città e parchi meravigliosi). 
Ah: avevo uno zio, Raimondo, che viveva a San Prospero e mi ha insegnato molte cose della vita. Compreso a brontolare. 
Lavoro alla Gazzetta di Parma: tra le altre lezioni, Baldassarre Molossi diceva che è meglio aver a che fare con le parole che con i numeri. Forse anche per questo ho avuto l’istinto di scrivere un libro per bambini, “Il papà delle favole”. Mi piacciono molto i bambini, ma non ne ho mai mangiato uno. 

2) Chi è il papà delle favole? 

Un papà che mentre vedeva la pancia di sua moglie crescere, ha pensato di lasciare alle sue figlie qualcosa di unico. Non tanto per il valore letterario (quello lo giudicherete voi se avrete la cortesia di leggere il libro), quanto per quello affettivo.

3) Come, quando e perchè è nata l’idea del blog? 
Colpa di Fogliazza, l’illustratore del Papà delle favole. Mi ha detto: ora che hai scritto un libro, viene il bello: devi proseguire il dialogo con i tuoi lettori, che sono le mamme, i papà, i figli, i nonni. Subito non l’ho mandata giù benissimo, perché non mi ritenevo capace dal punto di vista informatico. Poi ho imparato e ho scoperto che un blog è l’ideale per lasciare una traccia ben più efficace di quella lasciata da Pollicino. Sempre che si abbia qualcosa di interessante da dire. 


4) Il (difficile?) mondo dei bambini: tanto da insegnare, ma anche tanto da imparare? 
C’è sempre da imparare dai bambini. Il loro mondo è difficile se noi “grandi” lo rendiamo difficile. Ricordo volentieri questa frase di Antoine de Saint Exuperi: “Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose”. E’ proprio così. Io l’ho provato quando facevo volontariato in una comunità di minori in affido e ora mi succede ai laboratori di Giocampus e soprattutto con le mie figlie. Ogni giorni mi regalano una perla di saggezza. Dovrei ricordarmene più spesso, soprattutto quando mi fanno un po’ arrabbiare. 

5) Cesare Pastarini domani: progetti/desideri nella testa e nel cassetto 

Mi piacerebbe pubblicare un altro libro, non necessariamente composto da tanti racconti, ma anche una storia sola. Qualcosa nel cassetto c’è già, ho già qualche traccia: ma il ruolo di papà attivo, il piacere di condividere le giornate con mia moglie, la recente passione per la corsa e naturalmente il lavoro al giornale, non sempre mi permettono di aprire il cassetto. E’ come se avessi messo da parte un po’ di argilla: dovrei iniziare a modellarla.


di Rita Guidi

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5 risposte a "5 DOMANDE A…CESARE PASTARINI a cura di Rita Guidi"

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  1. Non da disegnatore, né da amico, ma da bis-babbo (ho due figli)… parola mia che questo papà Cesare ha talento!.
    Da disegnatore: illustrare i suoi racconti è come abbassare il fuoco su una pentola che brontola.
    Da amico: bè… son fortunato un bel po' che ho un amico così! Anche se brontola.
    Gianluca Foglia “Fogliazza”

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  2. Un'intervista che lascia in bocca il (meraviglioso) sapore della crostata di prugne della nonna…non ho l'ardire di definirmi tuo Amico (datosi che l'Amicizia, con la A maiuscola, poggia su basi ben più solide di una seppur immediata simpatia “a pelle”)ma tu caro Cesare sei davvero una persona di uno spessore clamorosamente superiore alla media, e pomposamente posso dire “sono onorato di conoscerti”. Basterebbe il tuo sense of humour per apprezzarti, peraltro. E io lo sapevo anche prima di leggere quanto sopra, naturalmente. BOLLY

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