IL ‘CAPITALISTA’ UMANO – Incontro con NIccolo’ Branca per conciliare economia ed etica e vincere la crisi. A cura di Rita Guidi

Nell’Argentina del default (2001), riuscì a fare della grande crisi una formidabile e autentica occasione di crescita.
Mister Branca ha un’arma dolce per vendere (e trasformare) ciò che potrebbe essere solo amaro: si chiama economia etica, inside, o se preferite, in una parola, meditazione.

Non ci credete? Allora è il caso di leggere (le cronache o) il libro che Niccolo’ Branca ha dedicato alla sua così speciale esperienza, “Per fare il manager ci vuole un fiore” (Mondadori, 221 pagg., 17 euro), presentato nell’aula magna dell’ITE Macedonio Melloni a una platea di studenti (futuri economisti) decisamente attenta e pure un tantino sorpresa.
 Il perché è semplice. Non solo per l’occhiale un po’ tondo e il sorriso sereno (così lontani dalla tensione grigia di tanti cosiddetti AD) sul doppiopetto blu.

Ma perché ha spostato lo sguardo (come sempre si dovrebbe fare). Ridisegnato la prospettiva. Scelto la strada meno battuta. Nel guardare alla crisi ha evitato la trappola della logica fredda, le banalità del qualunquismo, le “risposte” (inutili) dei soliti noti, restringendo (ampliando cioè) l’indagine a quel che siamo. Dentro. Produttori e artefici di un mondo condannato dalla nostra stessa avidità, prigioniero (come noi) del più sterile egoismo.

Eppure… Eppure è possibile operare per un vero cambiamento: preferire e attuare una managerialità sana, produrre profitto senza smettere di partecipare (uccidere) a quel grande organismo che è l’ambiente, l’uomo, il tempo che verrà.

Come gli ha chiesto espressamente la studentessa Federica Rossi, in una delle domande poste nel corso della presentazione: “Un’altra economia è davvero possibile?”

La risposta è stata il suo sì, dimostrato con l’esempio tangibile della propria azienda, quella holding che porta con fierezza da generazioni il nome dell’autore. Inutile negare che il primo approccio col libro di Niccolo’ Branca– i capitoli snelli come uno zibaldone, a metà tra diario, saggio e pure cronaca –  suscita una inevitabile sorpresa: abituati come siamo al quotidiano tormento di previsioni-del-PIL/indici-ftsemib/oscillazioni-dello-spread, ascoltare un Dirigente che in queste pagine illustra i vantaggi della meditazione, provoca una sensazione tanto straniante quanto piacevolmente necessaria. Una sorta di “finalmente”, che invita ad aprire le orecchie (e il cuore) e fermarsi a (ri)pensare.

Perché delle tante possibilità, Branca ci invita a scegliere quella troppo spesso ignorata, talvolta denigrata, sempre nascosta. Quel profilo etico che lo ha portato – sull’onda di un destino personale che diventa un prezioso paradigma – a dirigere l’azienda di famiglia, tra le contemporanee (globali) burrasche, col timone di sempre. Valori di un lontano capitalismo sano, uniti al ritrovato equilibrio di chi a lungo è andato in cerca di se stesso, e che hanno offerto soluzioni e solidità inattese tra le sabbie mobili della crisi (in Argentina in passato come nel mondo oggi). Come si dice, “quello che il bruco chiama fine del mondo, il mondo chiama farfalla”. 

Nel percorso straordinariamente intrecciato e parallelo di Niccolò Branca, imprenditore e uomo, è stata quella la strada: frutto di un pensiero circolare (non lineare), che rimettesse in gioco quei valori senza i quali gli indici sono tutti in perdita. Soprattutto quelli di uomo. 

R.G.
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